Identità: chi voglio essere

In questo periodo sospeso quante di noi si sono chieste: sono felice in questo matrimonio/storia, sono soddisfatta di questo lavoro, ma io chi sono?
A volte in privato mi scrivete che siete in crisi perché dopo una vita intera in un matrimonio, vi sentite svuotate, senza una identità perchè avete dedicato tutto al marito o ai figli che giustamente seguono la loro vita.
“E ora chi sono se mi guardo allo specchio?”
Parliamo di identità. La domanda che mi e ci pongo è “Chi voglio essere?
Questo lo decidiamo noi.
Permettiamoci di desiderarlo
E non penso tanto all’avere quanto all’essere.

Io Voglio Desiderare

IO – “Pronome di 1ª persona, usato cioè dalla persona (o cosa personificata) che parla quando si riferisce a sé stessa”. (Treccani)
Lo so, è una parola che raramente utilizziamo, siamo abituate al “noi” – noi famiglia, noi coppia -, come se l’io fosse una vanità, a volte come se l’io fosse dimenticato.
Ma come facciamo a darci o ridarci una nuova identità se non impariamo di nuovo a utilizzare l’IO? Ad ascoltare “quello che io sento e penso”?
Un IO non per vanità o egoismo, ma per riprendere la nostra identità che non può essere lasciata solo sulla carta del Comune.
IO

VOGLIO – ci hanno educate che “l’erba voglio non cresce neppure nel giardino del re” e così per essere signorine per bene diciamo “vorrei”. Che se in certi ambiti sociali, quando potevamo andare in un negozio o in bar, dire “buongiorno vorrei un caffè/quel maglioncino/etc.” è un atto di educazione e gentilezza verso chi ci ospita nel suo locale.
Il dilemma sorge quando utilizziamo “vorrei” nei nostri confronti: vorrei tanto essere o fare… sentite il suono di vorrei – mi piacerebbe ma non posso, attenzione mie care signore non sto parlando di oggetti che magari il nostro budget familiare non ci consente di acquistare – sentite il suono di dubbio, di zona di confort.
Impariamo di nuovo a utilizzare il tempo presente IO VOGLIO quando parliamo nei nostri confronti.
E fanculo al condizionale, che già dice che pone una condizione, un limite, un ostacolo, non va liscio.

DESIDERARE che non è sognare.
È visualizzare a occhi apertiprovare il desiderio, aver bisogno, avvertire la mancanza.
E quando visualizziamo quello che vogliamo essere, con dovizia di particolari e stiamo in quella sensazione piacevole, siamo solo a un passo dal rendere quel desiderio, un’azione concreta.
IO VOGLIO DESIDERARE
E questo non è un urlo di guerra contro qualcuno ma una pace davanti al nostro specchio.

Come?

Chiudiamo gli occhi e visualizziamo chi vogliamo essere. Non sto scherzando, facciamolo insieme: visualizziamo chi vogliamo essere e con dovizia di particolari. Stiamo in questo pensiero, in silenzio, senza nessuno. Senti questa sensazione positiva che ti invade?

Esercizio

Prendiamo tre fogli di carta bianchi e in cima a ciascuno, scriviamo (per ciascun foglio separato) un nostro desiderio.


Sotto scriviamo

“Queste sono le ragioni per cui lo voglio”, elencando tutto quello che vi viene in mente, seguendo il flusso dei pensieri e delle sensazioni.


Ora giriamo il foglio e scriviamo “Questi sono i motivi per cui credo che l’avrò”

Permettiamoci di desiderare.

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